Può uno snack rivelarsi il tuo migliore alleato nel mantenimento del peso forma? Sembra proprio di sì, e dopo averlo sperimentato di persona, ecco la spiegazione scientifica.

Nulla è nella mente che prima non sia stato nei sensi

Hai presente quando passi di fronte alla vetrina di una gelateria, di una pasticceria, o di una rosticceria, e come una bimba o un bimbo resti immobile a fissare quei cibi?

La vista, assieme agli altri sensi (a parte ovviamente il gusto), ci fa vivere l’esperienza di quel cibo anche senza averlo messo in bocca: è così infatti per l’olfatto, l’udito e il tatto.

Il piacere del cibo si annida nella nostra mente e si risveglia improvvisamente proprio grazie ai sensi, rafforzato dalle emozioni dei ricordi ad esso legati.

Facciamo un passo avanti però, arrivando al momento in cui il cibo entra in contatto con la bocca, parte del corpo in cui risiede il senso del gusto, combinazione dei 5 gusti fondamentali: amaro, acido, dolce, salato, umami.

E’ in bocca tuttavia che percepiamo un’altra caratteristica fondamentale degli alimenti: la consistenza (ad esempio morbida o croccante, liquida o cremosa), la quale influisce moltissimo sulla loro appetibilità o meno.

Per questo anche in ambito alimentare diventano sempre più importanti studi scientifici specifici, che vanno sotto il nome di “reologia” (una branca della fisica) mediante i quali si misura il flusso e la deformazione dei materiali.

Ed è proprio la croccantezza il tema all’ordine del giorno.
Sì, perché è proprio quella sensazione di sbriciolamento di un alimento relativamente duro, sottoposto alla pressione delle mandibole, con conseguente emissione del tipico rumore, che sembra essere ampiamente apprezzata dalla maggioranza degli occidentali.

Perché amiamo i cibi croccanti?

I primi studi al riguardo furono svolti negli anni ‘50, ed emerse che la croccantezza influiva psicologicamente sull’appetito e sul senso di sazietà, spingendo a continuare a mangiare, attivando le aree del piacere del cervello (studi recenti mostrano invece risultati opposti, come vedremo più avanti).

Fatto sta che sempre più consumatori desiderano cibi croccanti: richiesta particolarmente evidente per quanto riguarda gli snack.

Questo trova riscontro fra l’altro nell’incremento negli ultimi anni delle ricerche on-line con le parole chiave “crunchy” (croccante) e “crispy” (croccante nell’accezione di “friabile”).

Questa differenza apparentemente insignificante, come ci suggeriscono dagli Stati Uniti, non è in realtà di poco conto.

  • Innanzitutto nel primo caso (crunchy) l’azione meccanica principale è svolta dai molari, mentre nel secondo dagli incisivi (vedi le patatine fritte).
  • Anche il suono che emettono i cibi crunchy e quelli crispy è differente: nel primo caso più ovattato, nel secondo più crepitante. E sempre al riguardo del suono, le aziende produttrici tengono seriamente in considerazione anche il livello di decibel emesso dai cibi croccanti.
  • Un altro aspetto da considerare sui cibi croccanti è che secondo uno studio recente (2015) sono le donne ad esserne principalmente attratte.

Detto questo, i cibi croccanti vengono considerati più accattivanti e piacevoli.

Ok, ma perché?

  • C’è chi dice che i cibi croccanti siano carichi di forza (“simili ad un attacco”).
  • Per altri trasmettono un senso di freschezza e quindi sicurezza.
  • Secondo alcuni, i cibi croccanti non sono noiosi come una zuppa
  • Altri trovano l’origine del loro apprezzamento nell’azione congiunta di vista, tatto e suono. Proprio questa multi sensorialità spinge a mixare i sapori ma anche le consistenze.

Restare in forma con i cibi croccanti è possibile?

Se è vero che in passato la croccantezza fu vista come un modo per far consumare più cibo, grazie all’attivazione delle aree del piacere del cervello, oggi emergono considerazioni differenti.

Mettersi a “regime” non è certo piacevole (senza volermi addentrare sulla validità o meno di questa o quella dieta).

Un modo per rendere il tutto meno noioso sarebbe però quello di consumare cibi croccanti, proprio per la loro capacità di procurare “piacere”.

Ecco allora che “sgranocchiare” potrebbe essere un modo per perdere peso.

Vediamo perché!

Alimenti con consistenza dura necessitano di maggiore masticazione (si pensi ad esempio ad una carota) e rimangono in bocca più a lungo: questi 2 fattori sembra che attivino la percezione di sazietà da parte del cervello, evitando di continuare ad assumere cibo.

Mangiare velocemente e senza masticare bene infatti, è uno degli errori da non fare, in quanto porta ad una maggiore assunzione di cibo e i cibi croccanti inducono all’opposto a masticare di più e quindi sembra, a mangiare meno.

Ma non si era detto negli anni ‘50 che i cibi croccanti inducevano il cervello ad un maggior consumo? Come è possibile che oggi si dica il contrario?

Il fatto è che sulla capacità saziante degli alimenti influiscono diverse variabili.

Le patatine fritte industriali, ad esempio, diventano quasi una droga irrinunciabile, per via della combinazione di grassi e sale, sapientemente dosata.

E arriviamo finalmente al punto!

Se la stessa patata la rendiamo ugualmente croccante, ma attraverso un processo di lavorazione più sano, senza grassi e sale aggiunto, si potrà beneficiare dell’effetto saziante della fibra, con indiscussi vantaggi per la nostra salute, il nostro peso forma, e senza rinunciare all'appagamento della gola.

E così ha pensato Vitasnack con i suoi snack monoporzione di frutta e verdura croccante.

Finalmente uno snack dalla nostra parte nel mantenimento del peso forma:

  • appagamento sensoriale
  • senza esaltatori di sapidità
  • senza grassi aggiunti
  • per un gusto più naturale
  • e una incredibile croccantezza/friabilità ottenuta con un processo di disidratazione a bassa temperatura protetto da brevetto.

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